L’ultimo grande cronista

Bocca tra Biagi e Montanelli

E’ di qualche giorno fa un’intervista de “L’Espresso” a Giorgio Bocca, coetaneo di Enzo Biagi, a firma di Antonio Carlucci.
Quanto ha ragione da 1 a 10? Per me almeno 12…

Quale tipo di insegnamento pensate di avere trasmesso alle generazioni di giornalisti successive alla vostra?
“Che esiste sempre la possibilità di fare un giornalismo libero e indipendente”.

C’è qualcosa che accomuna il modo con cui facevate giornalismo agli inizi della carriera e il modo in cui lavorano i giovani cronisti di oggi?
“Mi sembra che ci siano fortissime differenze. Per noi fare il giornalismo era una vocazione, una attività totale. Oggi non mi sembra che ci sia la stessa passione o lo stesso approccio. Diciamo la verità, oggi il giornalismo spesso è di bassa qualità, se non pessimo”.

Addirittura pessimo?
“Sì, proprio così. Troppo spesso si vede un modo di fare giornalismo che non racconta più i fatti che accadono. Noi avevamo davanti un’Italia tutta da raccontare e lo abbiamo fatto, ciascuno a suo modo. Ricordo ancora quando andai a Vigevano a raccontare un cittadina dove c’erano duecento fabbriche. O quando Enzo fu mandato nel Polesine alluvionato”.

Non sarà che la vostra generazione non è riuscita nel trasmettere ai giovani il vostro modo di fare questo mestiere?
“La nostra capacità di esplorare l’Italia e di raccontarla era il modo di tracciare una strada e un esempio. Noi l’abbiamo fatto, altri hanno deciso di seguire una strada diversa”

Chi è l’erede di Enzo Biagi, un giovane che sia sulle sue orme?
“Io non lo vedo. Ma può darsi che ci sia”

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