La ricerca in mano alla politica

Sono da poco entrato a far parte del mondo della ricerca scientifica, ma purtroppo credo di esserci arrivato nel momento peggiore.
Già Beppe Grillo sul suo blog il mese scorso aveva messo in luce il problema della fuga dei cervelli dall’Italia, pubblicando la lettera di un dimissionario ricercatore universitario di Milano.
Su “Il Venerdi di Repubblica” di questa settimana c’è un’interessante intervista al professor Carlo Bernardini decano dei fisici italiani, nella quale lascia presagire un futuro tutt’altro che roseo grazie alla Moratti ed a Tremonti!
Vi riporto alcuni passaggi di questa intervista, ma prima una tabella molto esplicativa:

Spesa totale per ricerca e sviluppo (% del Pil del 2002)
1 Svezia 4,27 9 Gran Bretagna 1,87
4 Danimarca 2,52 12 Italia 1,11
5 Francia 2,18 13 Spagna 0,95
6 Belgio 2,17 14 Portogallo 0,93
7 Austria 1,94 15 Grecia 0,65
8 Paesi Bassi 1,88
Fonte: Eurostat

Che succede alla ricerca italiana professore?
“Basta guardare la storia del CNR, il Cosiglio nazionale delle ricerche. Subito dopo l’arrivo di Letizia Moratti al ministero, viene cambiato il vertice e presidente diventa Adriano De Maio. Mapresto il rapporto con il ministro s’incrina e il CNR viene commissariato. Poi, quello che doveva essere un commissario, Fabio Pistella, divanta lui il presidente, senza averne francamente i titoli, neanche quelli dichiarati, a quanto leggo. Risultato: lo sbando”

Come vive la ricerca negli atenei italiani?
“Malissimo. Da anni non possiamo più dare prospettive a un giovane ricercatore ed è evidente che cosa questo significhi: fuga dei cervelli e innalzamento dell’età media - già alta, intorno ai 50 - della nostra ricerca”

Con quali effetti?
“Almeno due, evidenti. Diminuisce la creatività, perchè è provato che dopo una certa età, in alcuni campi, si inventa poco o niente. E vediamo i nostri ottimi studenti assorbiti immediatamente dalle istituzioni di ricerca straniere”


Qual è la linea di questo governo, da quello che ha potuto capire lei?
“Credo un’idea del tipo: la ricerca deve essere al servizio dell’impresa privata, trovare lì i soldi e lavorare solo per gli scopi che servono a quell’impresa. Il che è doppiamente folle. Perchè l’impresa italiana non sembra affatto interessata e perchè i paese più avanzati ci dicono tutti che non si ottiene alcun risultato senza la ricerca di base, quella slegata della applicazioni pratiche, ma capace di scoprire cose nuove, che si tradurranno in applicazioni pratiche”.

Adda passà ‘a nuttata! Berlusconi ci hai stufato!!!

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